Sandro Salvarani - LeoB

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Sandro Salvarani

storie e racconti



Radio Club 103
..........la mia radio
Certe cose le hai sottopelle
Così è per me con la radio (e non lo è mai stato con la Tv o con internet che considero comunque la miglior banca dati disponibile).
Nell'estate del 1969 i miei genitori avevano acquistato una radio Panasonic da un ambulante sulla riviera adriatica.
Non mi sono più staccato!
Ho iniziato ad ascoltare "Per Voi Giovani" che la Rai trasmetteva dalle 16.20 alle 17 e dalle 17.05 alle 18.15 dal lunedì al venerdì, era uno straordinario contenitore di varie rubriche musicali e culturali. "Per Voi Giovani" terminò all'incirca nel 1973 e fu sostituito da "Popoff" sempre trasmesso dalla Rai dalle 21 alle 22.30 anche qui dal lunedì al venerdì.
Sempre in quel periodo, terminato "Popoff" mi sintonizzavo su Radio Luxembourg che ascoltavo d'estate fino a tarda ora. Di notte "vagavo" per l'etere, alla ricerca impossibile di Radio Veronica o Radio Caroline, madri di tutte le radio pirate (poi chiamate libere) con vana speranza, ma mi capitò di sentire "Wolfman Jack" (ndr. Lupo Solitario) per American Forces Radio e, per chi aveva visto American Graffiti come me, fu una bella soddisfazione.

Quando Gianni e Leo e gli altri ragazzi mi chiesero di unirmi a loro per fondare RC103 fu il realizzarsi di un sogno. Quando purtroppo finì (a causa di chi forse voleva rubarci i ricordi più belli) ho trasmesso in altre emittenti (che da lì in poi si chiamavano "private" e non più "libere") ma NON FU PIU' LA STESSA COSA!!
Radio Club 103 (ndr. diventata poi RC103) fu unica, speciale, perchè trasmetteva la libertà, la spontaneità, l'immaginazione, il sogno: nulla era calcolato o preparato.
Nè la si voglia considerare irripetibile, solo perchè sono irripetibili i vent'anni. Radio Club 103 era la gioia di condividere con altri dei momenti e delle sensazioni magiche. Radio Club 103 era la freschezza di chi, in mancanza di mezzi economici importanti, suppliva a ciò con straordinario estro ed inventiva.

La mia carriera radiofonica raggiunse l'apice nel 1986 con una trasmissione di trenta minuti per RaiRadioDue: ma si noti, queste righe, non vogliono affatto sciorinare la mia non professionalità radiofonica ma vogliono testimoniare il mio amore per la radio concretizzatosi con RC103.
Non a caso l'ultimo regalo che mi sono fatto è stato quello di acquistare la "Pure Radio" (Internet Radio) con la quale posso captare 100.000 radio da tutto il mondo. E per me è uno spasso, sentire che musica trasmettono ad Anchorage (Alaska) o Brooklin o il "National Anthem" di Steve Lamacq su BBC Radio 6 Music.

Oggi è un altro mondo; e non voglio paragonare la nostra RC103 a quelle odierne italiane: troppe variabili da considerare per una comparazione seria; gli speakers (cosi' ora si chiamano i Dj's che non sono tali perchè non decidono nemmeno cosa "suonare"), a mio modesto avviso, parlano troppo di cose futili ed inutili: noi parlavamo meno, eravamo sgrammaticati, ma emozionavamo tanto......scusate ma non era poco!

The Beginning
Dopo un periodo denso di riunioni presso l’Headquarter Besutti e previa tarature e sistemazioni tecniche varie, una fredda sera di Dicembre, iniziammo a trasmettere.
Gianni (il vulcanico “deus ex machina” della storia) aveva concepito l’inizio delle trasmissioni (e non a torto poiché nessuno aveva parlato ad un microfono in precedenza) come plurimo e congiunto. E mi spiego: il microfono venne aperto con trasmettitore acceso, mentre a turno di 3-4 colloquiavamo diffondendo musica.
La stanza non era ancora riscaldata (ma ovviamente lo fu in seguito); usavamo giradischi Thorens TD con trasmissione a cinghia (che dopo la ristrutturazione della sala trasmissioni e di quella recordings sostituimmo con dei Lenco L75) un mixer ottimamente autocostruito, un microfono RCF di buonissima resa, un microfono Akai, cuffie Koss e AKG ed un bobinone AKAI nonchè i nostri vinili.

Inizialmente trasmettevamo dalle 19 alle 24: da Leo e Simona e via tutti gli altri con programmi di 60 minuti cadauno.
Io conducevo, durante la prima fase, “Pop-Mania 103” dal lunedì al sabato dalle 20 alle 21, a seguire Mr.Graziano Sala con i cantautori italiani.
Dopo la ristrutturazione della sala trasmissioni, cambiai il nome del programma in “Il Caleidoscopio” in quanto la radio era diventata “grande” (per lo “straordinario” seguito) ed ogni sera a gestire i 60 minuti di musica Rock, avevo chiamato altri amici, in modo che la cosa fosse la più polifonica possibile.
Durante la fase di programmazione de “Il Caleidoscopio” (se ben ricordo io trasmettevo il lunedi ed il sabato) mi ero comunque inventato un altro programma, che facevo solo il sabato sera, che avevo chiamato “Un Tranquillo Weekend di…” e che presentavo con Maurizio Cavazza, nel quale si parlava non solo di musica.

Devo dire che eravamo.....avanti: senza alcuna presunzione.

Incontrerò, presto, alcuni di questi “ragazzi”; c’è chi mi ha detto: ”ragazzi? Ma ormai avete quasi tutti sessant’anni o giù di lì…..”
La mia risposta è stata : “Finchè continueranno ad entusiasmarsi per queste cose, rimangono (e sono) dei ragazzi!”


The Guys with the Golden Hearts
My Only One Supporter
Siamo alla fine di settembre del 1975, “Punto Radio” da Zocca aveva iniziato a trasmettere (ma senza “il parlato”) e noi facevamo le nostre riunioni serali nell”Headquarter Besutti di Cavezzo....ma io......io non ero di Cavezzo: come fu possibile questo?
Allora, bisogna dire che “l’aria che tirava” in quel periodo era particolare: ognuno se ne stava nel proprio “small village” senza fiatare più di tanto: siccome quelli di Cavezzo si “legnavano” (intendo in modo figurato....ma NON tanto) con quelli di Mirandola, che, a loro volta, si legnavano con quelli di Concordia i quali, si legnavano con quelli di Cavezzo, .....non è che uno di San Prospero, potesse andare 4-5 Km più in là, così...
Lo spirito solidaristico non c’era proprio e lo sconfinamento tra ragazzi, non era tanto ben visto; se era poi per motivi.....“sentimentali”, si rischiavano “sonore” (ndr. siamo pur sempre in tema di radio) “randellate”.
Ciononostante, I Ragazzi accolsero me e Mr.Sala con un atteggiamento costruttivo e positivo.
Io ero ancora minorenne, come tanti altri “colleghi”, per cui il fatto che Mr.Sala era interessato all’impresa, mi tolse un grandissimo problema legato alla mobilità.
Dopo una lieve e “normale” iniziale diffidenza, ci integrammo tra i soci fondatori: “I Ragazzi dal Cuore d’Oro!” sono loro…anzi, dato che mi leggete, siete Voi!
Durante la prima fase (quella per intenderci a saletta unica) ad un certo punto ricevetti una lettera: era di una radioascoltatrice, che si sintonizzava tutte le sere su R.C.103 e mi seguiva sempre quando trasmettevo “Pop-Mania”.
Fui subito sorpreso dal fatto che qualcuno/a mi scrivesse, ma cosi’ è stato: era di San Felice, se ben ricordo e si chiamava Carla C. (ometto per motivi di privacy il cognome).
Era una fan di Bowie (che allora programmavo spesso) e doveva averla colpito il fatto, che ero nato nel suo stesso giorno (che era poi anche il giorno del grande Claudio Rocchi, venuto a mancare pochi mesi fa).

Qualcuno, più di una volta, mi ha domandato: “ Quali sono stati i (radio) DJ’s che più ti hanno ispirato o che hai maggiormente apprezzato?”


Airwaves and Wireless
Quando verso la fine di settembre del 1975 Punto Radio iniziò a trasmettere si trovava in una mansarda di Monteombraro, a qualche kilometro da Zocca.
Quello che era “micidiale”, era la posizione di questa villetta, con l’antenna a pochi metri da essa, rivolta nel baratro verso le pianure di Modena e Bologna: insomma questa antenna, oltre che ad essere ubicata ad 800 mt. S.l.m., non aveva davanti ostacoli.

Ora Gianni, nelle riunioni preliminari, ci aveva spiegato il funzionamento della modulazione di frequenza e banalizzando molto, la questione era (ed è): il segnale è tanto più forte quando le onde non incontrano ostacoli: in questi casi si fermano e cadono, per cui il precetto era: conta più un metro in altezza, che 100W di potenza (in più) nel trasmettitore. E poiché eravamo agli albori e non esistevano ponti-radio, la fortuna era di chi trasmetteva dall’alto e la sfortuna, invece, di chi stava in basso.

E questo spiega tante cose.

Comunque, i milanesi, erano come al solito, arrivati per primi e Radio Milano International fu, credo, la prima radio libera italiana.
Il loro logo (bellissimo) era un esagono rosso, al centro del quale, campeggiava il motto: “Non Stop Music!”.
Io e il “Giglio” ci andammo anche in gita (con il treno) una mattina.

Nel 1973 Monsieur Noel Coutisson patron di RMC ottiene la licenza per trasmettere anche in lingua italiana: Radio Monte-Carlo è una radio semi pirata, che viene captata nel 1973 sui 1470-1550 Kz e solo quando c’è propagazione (ovvero quando è buio).
Io la “incrocio” nell’ottobre del 1973 mentre alle 17.30 trasmette i Pink Floyd (The Dark Side Of the Moon era uscito a marzo) ed altre amenità del periodo.
Ha un cast eccezionale: Herbert Pagani su tutti, un certo Friedrick Van Stegeren che viene da Radio Veronica ed un pazzo ini-mi-ta-bi-le per improvvisazione: AWANAGANA.
FEDERICO, ancora in attività (ma tutta un’altra storia) faceva allora una radio moderna, dotato di ottimo inglese e buona cultura musicale anche rock, nonostante conducesse un programma un pò commerciale.
AWANAGANA, era un pazzo dell’etere, già nel 1973 improvvisava con discorsi surreali: il migliore timbro vocale di sempre alla radio.

Last but not least, CARLO MASSARINI: “oh capitano, mio capitano”: da “Per Voi Giovani Estate” del 1969 fino al “Popoff” del 1974 ed a “Mr.Fantasy” (TV) dei primi ottanta: sicuramente il più bravo in Rai.


Uno Schianto di.….Radio
Come avrete notato, questo capitolo ha il titolo in italiano; a causa del “gioco di parole” che altrimenti non renderebbe giustizia al “racconto”.
Siamo nel Settembre 1976, la radio va a gonfie vele: ha un numero ragguardevole di collaboratori, un palinsesto che prevede la diretta fin dal mattino, locali ammodernati, accoglienti ed un buon seguito di ascoltatori.
Il cielo si toccava con un dito, tutte le iniziative erano realizzate e si concretizzavano sotto i miei occhi.
Questo, unito ai miei 17 anni che trasudavano spregiudicatezza ed irruenza, mi avevano catapultato in una “forma mentis” di adolescenziale invincibilità.
Tutte le sere uscivo di casa, per andare in radio e questo poteva anche sembrare eccessivo, per un minorenne degli anni settanta, in età scolare.
L’ultima sera di quel mese, partendo in auto, con un amico, dalla radio, abbiamo avuto un incidente. Sono rimasto all’ospedale per una lunga degenza, dovendo anche subire un intervento chirurgico.
L’invincibilità, se mai fosse esistita, era svanita: rendersi conto a soli 17 anni, che le persone sono legate alla vita da un sottile filo, che le fa ondeggiare come erba al vento, è stato un “trauma nel trauma”, soprattutto in quegli anni, che non conoscevano ancora il significato della parola “sballo”.
I “Ragazzi dal Cuore d’Oro” (ndr. della radio-cfr. cap. 2) affollarono, per ogni giorno del mio ricovero, le corsie dell’Ospedale di Mirandola.
Non mancarono mai una visita....una sera!
Posso avere, altri aggettivi, che non siano quelli di “straordinari”...“unici”.. “eccezionali”...????
Adesso capirete anche perché, ho scritto queste testimonianze: oltre a ribadire la mia passione per la radiofonia, volevo esprimere, di nuovo, a loro, tutto il mio ringraziamento, per quanto mi sono stati vicini, in quei terribili giorni.
Questi stessi ragazzi, hanno poi, recentemente, dovuto far fronte, con estremo coraggio, all’immensa catastrofe che è arrivata dalle viscere “della Nostra Terra”!
Comunque, ancora oggi, a distanza di quarant’anni, quando le protesi di titanio nel mio petto “si fanno sentire” e la gambe, di mattina, appena sveglio, sembrano non muoversi, in seguito ai postumi della frattura vertebrale, non maledico mai quel periodo: perchè, nonostante tutto, i ricordi di quei momenti sono riusciti a lenire, in buona parte, le conseguenze di una tragedia, che mi porto tuttora addosso.


R.C.103 At The Top
La cronologia temporale è quella del Febbraio 1977; è sabato sera, sto trasmettendo “Il Caleidoscopio”, dietro di me in sala trasmissioni (come da foto pubblicata su questa pagina il 18.2.2015) ci sono Claudio e Marino che “cazzeggiano”.
“Il Caleidoscopio”, che mi sono auto-assegnato il sabato sera, prevede una “double dose” dalle 21 alle 23, ora in cui con Maurizio Cavazza conduco “Un Tranquillo Weekend di…”
Quella sera, arrivai in radio alle 20.30, preparai i vinili da trasmettere, ero un pò svogliato; in più “girava” da qualche giorno in radio un “tormentone”: tutti si salutavano con “Ciao…. Giacobassi”
Verso le 21.30 metto su un brano lungo dei Tangerine Dream da “Phaedra”, mentre Claudio e Marino, dietro di me continuano con le idiozie. Ad un certo punto, mi tolgo le cuffie e dico a Claudio come “tarantolato..….in trance”: “ce l’ho, ce l’ho…(G)Jaco-BUS; il pulmino di Giacobassi: dobbiamo fare una grande festa della Radio! Sarà la prima grande festa di R.C.103 ed il pulmino di Giacobassi (che sarà poi (G)Jaco-BUSter), porterà da Cavezzo a Mirandola (dove c'era la Bussola) i nostri radioascoltatori che non hanno la patente!!”
Poi aggiungo: “Ho già in mente il jingle promo: “won’t get fooled again” e “baba o’riley”. Lui (Claudio), di una intelligenza pazzesca, coglie al volo, una grande idea, smette di dire non-senses e mi dice:”Andiamo di là in sala recordings, lo facciamo subito.....”.
Così nacque il jingle promo per la Festa, ancora prima di aver contattato il gestore della “Bussola” che avremo poi affittato; ancora prima di aver organizzato la stampa dei manifesti, affissi in tutta l’Area Nord, ancora prima di......prima di tutto!!!
Questo, per darvi un’idea di R.C.103: era il sogno che si realizzava nel momento stesso in cui nasceva.
Come andò la festa? Ve la ricorderete tutti: si tenne a fine Aprile 1977.
Un pienone assoluto, con “il Gallo” che andava su e giù da Cavezzo a Mirandola con il pulmino di (G)Jaco-BUSter pieno di radioascoltatori.


COMING SOON: COME R.C.103!!!!!!


…And What Have You Got At The End Of The Day?
…What Have You Got To Take Away?...
E’ una domenica mattina di fine Estate; dirò forse delle banalità, ma allora la stagione durava veramente giugno, luglio, agosto e verso la fine di questo mese, iniziavano le prime avvisaglie della sua fine.
Il sabato sera, infatti c’era stato un forte temporale, che ci “notificava” l’arrivo di una stagione meno rovente.
Sto dormendo a casa; da alcuni mesi “patentato”, la sera precedente ero rientrato tardi. Squilla il telefono: nessuno risponde…; squilla incessantemente e mi meraviglio che “i miei”, non siano in casa.
Continua a piovere ed il telefono non la smette.
Mi alzo “contrariato”; dall’altro lato dell’apparecchio c’è Leo:
“Sandro: la Radio è bruciata!”
Io, non capisco, gli chiedo, “stizzito”: “Ma cosa dici?”
Lui, con tono grave, non cambia una parola “la Radio è bruciata!”.
A quel punto, inizio a balbettare, mi gira anche la testa e butto li’:
“Ma cosa è successo?”
La sua non-risposta è ancora peggiore:
”Non si è salvato nulla! E’ andato tutto distrutto”.
Chiudo la comunicazione e nel giro di qualche minuto, sono già in auto verso Cavezzo. Nei 5-6 km che separano i due paesi, una tempesta di pensieri, immagini, voci, suoni, come nel mio “Caleidoscopio” invadono la mia mente: guido come un automa fino in Via Gavioli.
Quando arrivo, come da foto pubblicata su questa bacheca anche da Gianni, una selva di ombrelli dei ragazzi, rivolti a guardare rivoli di fumo nerastro e vigili del fuoco che ci intimano la distanza, per pericolo crolli.
Fine Agosto, ma i nostri visi erano più pallidi che a Gennaio: una disperazione inconsolabile, perché stavamo vedendo letteralmente “andare in fumo” il nostro sogno e le nostre speranze.
R.C.103 fu distrutta “per colpa” della sua più nobile caratteristica, la generosità; infatti nonostante il nome (Radio Club) la radio era di tutti; ma soprattutto ha ACCOLTO tutti ed era APERTA a tutti.
Questo “eccesso di ingenuita’”, che ci portava ad essere sempre positivi e propositivi, si era rivoltato beffardamente contro di noi e ci aveva punito irrimediabilmente.
In altre parole, la radio fu vittima…della radio stessa e del suo modo di essere intesa.
Volevamo fare tutti partecipi del nostro sogno e delle nostre speranze: avevamo fatto enormi sacrifici, per realizzare quello che era stato fatto, solo ed esclusivamente da “noi ragazzi”.
Inutile dare spazio ulteriore alla cronaca triste di quei giorni: inutile ribadire che Leo mi aveva detto “il giusto”: “E’ andato tutto distrutto”.
Le mie foto pubblicate su queste pagine, si sono salvate perchè, per fortuna, me le ero portate a casa.
Quella fine, è stata una vicenda molto dolorosa, un lutto: ha avuto bisogno di una lenta assimilazione per essere superata.
Mi restano comunque, questi ricordi (scritti in 6 capitoli, piu’ l’introduzione) che sono, grazie a queste pubblicazioni, diventati anche “Vostri”: e i ricordi sono cosa molto diversa dai rimpianti, anche se spesso, nell’uso comune, il significato dei due termini viene confuso.
Nel 1968 Philip K. Dick scrisse un libro dal titolo “Do the Androids Dream of Electric Sheep?”, dal quale un celeberrimo cineasta, si è ispirato per uno dei suoi capolavori.
Ebbene la sintesi è: spesso sono i ricordi dei momenti più belli, che ci danno la forza ed il coraggio per “andare avanti”; questi ricordi ci stimolano a crearne altri.
Si può non essere d’accordo con Dick? Pensateci un po’…
Una delle peggiori cose, per una persona, è vivere senza memoria: non ricordando niente e non riconoscendo più nessuno.
E ugualmente: cosa puo’ capitare di così spiacevole, oggi nel terzo millennio ipertecnologico, ai vostri laptops o smartphones, sempre connessi?
Perdere…“la memoria”… ovvero….”non conservare più files e foto: in una parola non ricordare”….pertanto….aveva ragione Dick: dobbiamo farci “accompagnare durante il nostro percorso”…. da ricordi belli!
Io sono felice di aver condiviso questi, con Voi!
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